C’è chi la ama e c’è chi la odia.  Tutti la conoscono, ma pochi sanno che ha preziose virtù.

Vegani sì, ma con giudizio. Se avete esagerato all’ultimo vegan-party e ora la digestione arranca. Se avete strafritto le fettine di tofu e vi sentite lo stomaco in fiamme. Se insistete a cenare tardi con peperoni bruscati, pomodori e cipolle, ostinandovi a ritenerle verdure di stagione e siete sorpresi perché qualcosa vi “torna su”… innanzitutto datevi una regolata. In secondo luogo, niente panico: tenere una liquirizia in tasca vi può dare una mano.

Non lo dice l’ultimissima ricerca sbandierata da tutti i giornali. Lo dicono numerosi studi condotti negli ultimi decenni e accantonati a seguito della diffusione di massa di antiacidi, inibitori di pompa protonica e antagonisti dei recettori dell’istamina H2: farmaci non esenti da effetti collaterali.

LENITIVA E CICATRIZZANTE

Impiegata a scopo terapeutico da più di cinquemila anni da indiani, cinesi, egiziani, greci e romani, che nel corso dei secoli ne hanno apprezzato le proprietà emollienti e lenitive sull’apparato respiratorio e gastrointestinale, la radice della pianta della liquirizia, o Glycyrrhiza glabra, è stata vero e proprio oggetto di studio a partire dagli anni Cinquanta. Nel 1946 un farmacista olandese aveva notato come i rimedi a base di questa leguminosa fossero particolarmente graditi ai clienti con ulcera gastrointestinale, che li ritenevano più efficaci di altri farmaci mirati, e pubblicò le sue osservazioni su una rivista medica. Di lì a poco alcuni studi pubblicati su Lancet e sul Journal of the American Medical Association dimostrarono le proprietà antiulcera di un estratto della liquirizia.

di Rita Spàngaro

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