In un mondo che ha sempre più sete, anche la più piccola goccia d’acqua diventa fondamentale. Così AquaBotanical, startup australiana in fortissima espansione, ha deciso di andarla a cercare là dove nessuno aveva mai pensato di recuperarla: dall’industria alimentare.

Carote, pomodori, canne da zucchero e praticamente tutti i frutti che vengono lavorati e trasformati in succhi si rivelano risorse preziosissime. Perché forse non ci avete mai pensato, ma ogni volta che sull’etichetta di un prodotto trovate la dicitura “concentrato”, significa, in fin dei conti, che in qualche fase del processo di lavorazione qualcuno ha tolto l’acqua.

Che si tratti di concentrato di pomodoro o di mela, poco cambia; e a fare impressione sono i volumi di cui si parla: tutt’altro che gocce, ma veri e propri fiumi di acqua di scarto che normalmente vengono immessi nelle reti fognarie (nei paesi sviluppati), ma molto più comunemente nei corsi d’acqua superficiali, generando non solo colossali sprechi, ma anche significativi problemi ambientali.

Il primo seme del progetto che avrebbe portato alla nascita di AquaBotanical risale al 1998: il chimico Bruce Kambouris sta lavorando in una cantina nella regione del Riverland, in Australia. Qui (contrariamente a quanto consentito in Italia), gli acini d’uva vengono sottoposti a un processo di concentrazione, prima di passare alla fermentazione e alla produzione di vino. “Era allarmante – spiega Kambouris – vedere quanta acqua veniva sprecata in quel processo….

di Fabio Zaccaria

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