Siamo tutti più o meno pigri e condividiamo tutti un innato spirito competitivo. Sono questi i due elementi dai quali non può prescindere il marketing che opera in favore dell’ambiente: e se il primo rappresenta il principale ostacolo da fronteggiare, il secondo è l’arma con cui sconfiggerlo.

A spiegarcelo è Daniela Cilia, esperta in marketing internazionale e appassionata di sostenibilità: “La domanda dalla quale dobbiamo partire è perché le persone, nonostante si parli da anni degli effetti dei cambiamenti climatici, fanno ancora così poco per salvare il pianeta. Lo scenario è chiaro da decenni ormai e gli effetti del nostro stile di vita sono quotidianamente sotto i nostri occhi: eppure difendere gli ecosistemi non è vissuto come una priorità se non da pochissimi cittadini. E la risposta è tanto semplice quanto disarmante: facciamo pochissimo, perché rompere le abitudini è la cosa più difficile che esista. Siamo tendenzialmente pigri e abitudinari; uscire dai nostri schemi abituali di comportamento ci costa sacrificio. Così finiamo per non fare nulla”.

A rendere la situazione ancora più complicata è poi il ritmo della nostra vita: “Viviamo in una società – prosegue la fondatrice di Sustainable Habits, azienda di marketing e consulenza specializzata nella promozione di comportamenti virtuosi – dove siamo tutti sempre di corsa e cerchiamo di fare quante più cose nel minor tempo possibile. Ci manca letteralmente lo spazio per fermarci, ragionare sui nostri gesti e decidere che cambiare è ormai indispensabile. Se proviamo a pensarci, ci rendiamo conto che gesti minimi potrebbero avere un effetto enorme: per esempio, cosa ci costerebbe, quando facciamo la spesa, comprare la carta igienica riciclata invece che quella da cellulosa. È un gesto così semplice, non richiede neppure un istante e ha effetti enormi; eppure non lo facciamo”.

Per l’esperta, se l’abitudine è da un lato il nemico da battere, dall’altra è anche un’arma. Sostituito un comportamento scorretto con uno virtuoso, trasformata una consuetudine negativa con una positiva, il gioco è fatto. E il sistema per superare il gap lo conosciamo: è la competizione, con gli altri, ma anche con noi stessi…

di Fabio Zaccaria

Foto di AdobeStock

…continua a leggere l’articolo su FV N42>>