Mi sono innamorato della Grecia due volte. Anzi tre. La prima volta è stata da studente al liceo classico, nelle lunghe e noiosissime ore trascorse sui libri per imparare quella lingua che contiene le radici del nostro linguaggio attuale ma che mi sembrava strana quanto gli ideogrammi cinesi e giapponesi. Nonostante le prime difficoltà, ero ammaliato da quella storia fatta di marmi e spade, di filosofi e guerrieri, di cavalli di legno con dentro Ulisse e i suoi prodi ingannatori e di templi con divinità che tutto governavano. E ho sperato fin da ragazzo di arrivare un giorno su quelle terre. Di sbarcare al Pireo e vedere finalmente il Partenone, di passeggiare nei vicoli tortuosi e stretti di una Atene che non aveva più neppure la lingua che avevo studiato, ma che nei monumenti sovrastanti la città bassa conserva ancora il fascino intatto dopo millenni. Ho sognato la Grecia di Sparta e di Erodoto, dei trecento eroici spartani che nella battaglia delle Termopili si opposero a Serse fino al tradimento di Efialte e con la loro morte gloriosa guidarono le gesta della coalizione di poleis che l’anno dopo sconfisse i Persiani.

Il secondo innamoramento è stato, sempre da giovane, pochi anni dopo, ascoltando Cleo di Ivan Graziani. Nel testo ritrovavo le storie del liceo; sentivo le parole del cantautore abruzzese e mi immaginavo le processioni in riva al mare, il padre di una ragazza bellissima che faceva il commerciante di vino, il caldo di una terra distante dalla mia Torino. Amavo la Grecia della storia, quella del mito.

Per questo, quando ho deciso di andare in Grecia per la prima volta, non ho scelto le isole. Concordo che siano meravigliose; sono un paradiso da affrontare in barca a vela con rispetto per la natura e per il clima, non facile, del Meltemi. Le isole, per chi non ha mai visto la Grecia, possono attendere in quanto, a mio avviso, soprattutto d’estate, sono sopravvalutate e troppo turistiche. La prima volta che ho messo piede in terra ellenica ho scelto di farlo per un pellegrinaggio sulla via del mio amore classico e classicista: il Peloponneso, Atene, Sparta, Olimpia; la Grecia che offre ancora paesi e città non sfigurate dal turismo di massa; quei posti in cui la sera, davanti a un tramonto rosso fuoco sul mare, è possibile bere un bicchiere di ouzo ghiacciato (un liquore di mosto d’uva fresca e passita mista ad anice ma diverso dal pastis francese), discutendo di un passato che qui è ancora vivo e presente. 

In Grecia i volti delle persone sono da film, come te li aspetti, come li hanno sempre descritti: forti, decisi, scavati dal clima, arati dagli anni. Guardi un uomo o una donna ellenica e ti accorgi che la vita per loro è ancora sfida, onore, conquista, passato interiorizzato e regalato con una parola o una stretta di mano che sa di famiglia e di benvenuto anche se ancora non ti conoscono.

Consiglio di sfruttare l’automobile per spostarsi di paese in paese, di città in città, e calcare le strade bianche di una nazione che ha creato passaggi asfaltati tra montagne e rocce, percorsi molto più stretti e meno scorrevoli rispetto a quelli ai quali siamo abituati…

di Fabrizio Mezzo

Foto di GNTO / YSkoulas

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