Se fate parte della schiera di genitori con figli in età scolare tra elementari e medie sicuramente avrete sentito parlare di TikTok. Si tratta del social più giovane del web… in tutti i sensi: nato come Musical.ly nel 2014 e poi ribattezzato nel 2018 con il nuovo nome, è frequentato principalmente da ragazzini dotati di smartphone.

Finito più volte sulle pagine di cronaca per fatti molto poco piacevoli, nasconde tutta una serie di pericoli che è giusto tenere presenti prima di permettere ai propri figli di scaricare l’applicazione sul loro mobile. Innanzitutto c’è una premessa da fare: TikTok è vietata ai minori di tredici anni, ma per la legge italiana l’utilizzo dei social network è consentito solo dai quattordici anni. Se vi fate un giro tra i suoi post noterete che l’età media dei protagonisti è molto bassa, nonostante questo divieto. Ci sono tanti bambini che pubblicano video in cui cantano in playback e ballano al ritmo delle proprie canzoni preferite. Si mettono in mostra per la durata di pochi secondi, cercando di attirare visualizzazioni, like e follower. Dietro a questo meccanismo si cela il bisogno, classico degli adolescenti, di essere accettati e soprattutto apprezzati dal gruppo. La maggior parte degli account di TikTok sono visibili a tutti, anche ai non iscritti; una prima minaccia quindi è costituita dal fatto che chiunque può contattare i vostri figli e non sempre le intenzioni sono delle migliori. Risale a ottobre 2019 il caso di un presunto pedofilo che avrebbe tentato di adescare, nella chat della piattaforma, un bambino di nove anni di Modena. 

Questo social è da evitare nell’età delle elementari e indubbiamente da monitorare durante le medie, perché quando vostra figlia o figlio si chiuderà in camera con il suo cellulare potrà facilmente accedervi. L’importante è mantenere il dialogo e il controllo, sottolineano gli esperti, perché questa applicazione viene spesso scambiata per un passatempo per bambini anche da noi adulti. I baby tiktokers impegnano ore a progettare e realizzare video, imparano a misurare la loro autostima in base all’indice di gradimento dei seguaci, proiettano i loro cervelli in uno spazio virtuale e si disconnettono dalla realtà quotidiana, distorcendo l’immagine che hanno di loro stessi. Lo smartphone diventa una sorta di protesi della loro identità. Imparano a dare troppo peso al giudizio pubblico in un’età in cui sono ancora piccoli e hanno bisogno di punti di riferimento stabili, della guida dei genitori o di persone fidate e legate a loro da un sentimento di affetto.

Ultimamente la situazione si è aggravata anche con il diffondersi delle cosiddette challenge, vere e proprie sfide a cui gli utenti sono chiamati a partecipare, facendo leva sul meccanismo di emulazione tipico dei bambini. Senza la capacità di discernimento per fare una valutazione critica delle incognite, i giovani possono mettere in atto comportamenti dannosi per sé e per gli altri. Come nella Bright Eye Challenge: dopo aver riempito un sacchetto con candeggina, disinfettante per le mani e schiuma da barba, gli sfidanti devono appoggiare l’impacco su un occhio per alcuni minuti per far cambiare il colore della loro iride. Il video originario era un falso, ma moltissimi adolescenti hanno partecipato andando incontro a notevoli rischi. Un’altra sfida di TikTok, diffusa in tutto il mondo, si chiama Skullbreaker Challenge e ha come protagonisti proprio gli adolescenti. La dinamica consiste nel coinvolgere tre persone e farle saltare mentre sono riprese con un cellulare. La vittima viene messa al centro ed è ignara di quello che succederà. Quando è il suo turno viene colpita con un calcio mentre sta saltando, con l’obiettivo di farle perdere l’equilibrio e farla cadere per terra. Da qui il nome “spaccatesta”, perché cadendo è proprio questo il possibile esito. Uno scherzo folle e crudele, che potrebbe avere conseguenze anche fatali. La cosa ancora più sconcertante è che è stato messo in atto con lo scopo di guadagnare like e ha funzionato in modo sorprendente, diventando virale in poco tempo. Da febbraio la Polizia postale ha iniziato a indagare su questo fenomeno, cercando di arginare la sua diffusione in Italia. Il comunicato pubblicato sul sito www.commissariatodips.it invita i ragazzi che sono a conoscenza o vedono  qualche coetaneo partecipare alla Skullbreaker Challenge a cercare di dissuaderlo e riferire immediatamente a un adulto, avvertendoli che si tratta di un vero e proprio reato. Inoltre chiede ai genitori di parlare ai ragazzi di questa sfida per far sì che non cadano anche loro nel tranello. Consigliano di sorvegliare attentamente la condotta online dei figli e di discutere abitualmente dei rischi legati a Internet e delle strategie utili per evitarli.


I primi di marzo il social incriminato ha pubblicato una nota che riportiamo per dovere di cronaca: “La sicurezza e il benessere dei nostri utenti sono una priorità assoluta per TikTok. Come è specificato nelle nostre Linee Guida della Community, non consentiamo contenuti che incoraggiano, promuovono o esaltano sfide pericolose che potrebbero causare lesioni e abbiamo rimosso tutti i contenuti che riguardano queste sfide. Prendiamo inoltre ulteriori provvedimenti, laddove vediamo evidenti e seri rischi che potrebbero derivare da determinate sfide lanciate dagli utenti. Ad esempio, ora appare una nota informativa sotto l’hashtag #Skullbreakerchallenge, che ricorda agli utenti di non imitare o incoraggiare la partecipazione ad acrobazie e/o comportamenti rischiosi che possano causare gravi lesioni o la morte”.  Ci domandiamo come possano riuscire a controllare un mare infinito di contenuti che si riversano quotidianamente sul loro canale. Qualche dubbio ci sorge spontaneo. 

I casi che vi abbiamo raccontato sono solo esempi delle insidie che possono nascondersi dietro questo social e forse rendere i genitori sempre più consapevoli e attivi nella vita dei figli può essere l’unica difesa possibile.

Di Sonia Giuliodori

Foto di AdobeStock

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