Sugli scaffali dei supermercati si stanno moltiplicando una serie di prodotti cosiddetti “ad alto contenuto di servizio” e “Convenience Food”. Si tratta di cibi pressoché pronti o pronti in poche mosse, magari solo aprendo la busta oppure scaldandoli. Una bella comodità per chi vuole o deve dedicare tempo ad altro o per chi è negato in cucina! 

Se oggi questa esigenza risponde a uno stile di vita moderno, proprio di famiglie nelle quali tutti i componenti lavorano, la tradizione di voler conservare i cibi pronti risale ai tempi che furono, visto che a questa categoria appartengono a pieno titolo sott’oli e conserve, ma da allora sono cambiate la complessità delle ricette e le tecnologie, non sempre salubri e intelligenti. Dietro a un imballo, che il marketing ci vende come la soluzione migliore, si possono nascondere anche fregature o semplicemente acquisti che non vale la pena di fare. Andiamo a fare la spesa con Rossella Contato, dottoressa in Scienze alimentari, da vent’anni divulgatrice nel settore food, che ci spiega, corsia dopo corsia, come organizzare un pranzo smart che faccia bene a noi e anche al pianeta.

Possiamo immaginare che i più antichi metodi di conservazione sono il mettere sott’olio, sotto sale e la fermentazione. Quali sono i più recenti?

Sicuramente sono quelli che consentono di prolungare la shelf life degli alimenti, ossia la loro durata commerciale (intesa sia dal punto di vista microbiologico che sensoriale) senza stravolgerne le caratteristiche originarie (sapore, aspetto, consistenza), magari anche dando un contenuto di servizio che ne agevoli la preparazione domestica o il consumo fuori casa, addirittura On the Go. Un metodo di conservazione recente è semplicemente il freddo, abbinato al packaging. Penso, ad esempio, ai piatti pronti che troviamo nel banco frigo o tra i surgelati, talvolta accessoriati di posate e condimenti. Nel settore alimentare questo genere di prodotti ad alto contenuto di servizio viene definito “Convenience Food“, dove la parola “Convenience” non significa convenienza economica bensì comodità, praticità. 

Quali sono i contro di quelli più innovativi?

Al primo posto metterei il prezzo. L’innovazione ha dei costi. Ritornando ai piatti pronti: il loro packaging è appositamente studiato, realizzato con materiali evoluti che hanno caratteristiche ben specifiche di permeabilità ai gas, trasparenza, resistenza meccanica, resistenza al calore, possibilità di essere messo nel microonde. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, tuttavia, un imballaggio così complesso può creare qualche problema di smaltimento. 

Un altro esempio di tecnologia innovativa per prolungare la shelf life degli alimenti, diffusasi negli ultimi anni soprattutto nel settore dei succhi di frutta, sono le alte pressioni (HPP – High Pressure Processing). I cibi confezionati vengono messi in una grossa cisterna piena d’acqua e sottoposti a valori molto elevati di pressione idrostatica. Il risultato è la distruzione delle cellule microbiche. Il pro è il sapore molto più “integro” rispetto a quello dei succhi trattati termicamente. Il contro è, anche in questo caso, il prezzo elevato dovuto al fatto che gli impianti HPP sono molto costosi. 

di Elisa Orlandotti

Foto di AdobeStock

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